
La storia delle Cinque Terre si perde lontano nel tempo.
Cinque piccoli borghi marinari arroccati sulla scogliera.
La denominazione di “5 Terre” è anteriore al XV secolo ma la
storia del litorale sul quale si susseguono i piccoli paesi
va ricercata lontano nel tempo. In questa striscia di terra,
stretta fra mare e monti, lunga circa 18 chilometri, albergava
l’uomo primitivo, ne sono testimonianza gli antichi reperti ritrovati
quali resti ossei e strumenti litici. Gli antichi Romani conquistarono
questa zona strappandola a fatica alla caparbia popolazione dei Liguri.
Aspre battaglie combattute su un terreno di guerra ostile ma ghiotta
conquista per chi ambiva a strategiche posizioni sul mar Mediterraneo.
Così la piccola porzione di territorio che si estende da Montenero a
Punta Mesco visse per secoli la furia di accanite popolazioni, di
diversi imperi, tutti accomunati dal desiderio di far proprio il
Golfo della Luna e le terre confinanti. Un’insenatura naturale, protetta
dalla furia del mare e del vento, così si presentava l’anche detto Golfo
di Venere, già dagli antichi poeti decantato per le bellezze naturali
dei suoi paesaggi.
Le Cinque Terre si estendono subito dopo la parte occidentale del
Golfo della Spezia, al confine con Portovenere, storica roccaforte
della Repubblica genovese. Ancora prima questo centro marittimo era
stato assediato dalle Tribù Barbare provenienti dal nord Europa, poi
dai Bizantini, dai Longobardi e nel XII secolo da Genova che per secoli
lottò contro Pisa per difendere il proprio baluardo marittimo.
Il litorale dove oggi si ergono i cinque piccoli borghi non rimase
escluso da quel gioco di interessi commerciali e militari così, a partire
dal X secolo, incominciarono ad intravedersi i primi segnali di trasformazione
di quel territorio per natura selvaggio ed ostile all’uomo.
Le popolazioni che abitavano l’entroterra della costa, in particolar modo
quelle provenienti dalla Val di Vara, iniziarono a popolare il litorale,
tornato sicuro dopo le incursioni dei Saraceni dei secoli precedenti.
Vennero costruiti i primi borghi nelle vicinanze del mare.
Un processo di trasformazione radicale e faticoso, dove l’uomo ha frantumato
la roccia di monti a strapiombo sul mare, separati da strette valli prive
di qualsiasi pianura alluvionale. Una terra arida e sterile dove il
Ligure ha voluto investire per creare nuove condizioni di vita.
Dalla roccia frantumata venivano scelti i pezzi più grossi per costruire
muri a secco, e con i detriti più piccoli si è lavorato per rendere il
terreno fertile creando un humus coltivabile aggiungendo sterpaglie
e aghi di pino. Una sfida contro una natura ostile, una conquista che
dura da più di nove secoli, bisognosa di continui interventi.
Sui “muretti a secco”, simbolo delle 5 Terre, filari di viti e alberi
di olivo e di agrumi sono l’unico prezioso dono concesso da una terra
arida ma generosa nella qualità dei suoi prodotti.
Dopo la conquista della terra arriva la conquista del mare, l’immensa
distesa azzurra che da sempre abbraccia il litorale e le impervie
scogliere. Gli uomini delle Cinque Terre da contadini si trasformano
in marinai schierandosi nel 1170 con la Repubblica di Genova nella
lotta contro Pisa. Sono le prime battaglie su mare alle quali partecipano
gli abitanti delle Cinque Terre, pronti a difendere gelosamente ciò
che hanno conquistato grazie ad un costante e duro lavoro.
Nei borghi gli edifici vengono costruiti come case-torri, alte e strette,
come piccole fortezze per proteggersi dai pericoli che improvvisi possono
sopraggiungere dal mare. Un mare sconosciuto che incute timore ma che
incuriosisce la tenacia di chi è abituato a lottare. Come una nuova
sfida si prospetta l’avventura alla ricerca di stimoli che il mare
può offrire. Le navi, che frequenti appaiono all’orizzonte nelle
acque del golfo, fanno sperare in nuovi interessi, in nuove attività
per vivere. Fioriscono così le attività commerciali legate anche
alla pesca, insieme all’agricoltura protagonista dell’economia
delle Cinque Terre.